LASTER – Het Wassen Oog

Gruppo:Laster
Titolo:Het Wassen Oog
Anno:2019
Provenienza:Paesi Bassi
Etichetta:Prophecy Productions
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TRACKLIST

  1. Vacuüm ≠ Behoud
  2. Schone Schijn
  3. Zomersneeuw
  4. Ondersteboven
  5. Haat & Bonhomie
  6. Blind Staren
  7. Weerworm
  8. Zinsbetovering
DURATA:44:21

Abbandonate per un momento ogni preconcetto o idea vi siate fatti negli anni sul black metal e le sue peculiari caratteristiche. Per apprezzare la terza prova in studio degli olandesi Laster sarà infatti necessaria una notevole apertura mentale e la voglia di cimentarsi con un’opera tanto particolare quanto appagante. Se lo sfondo sul quale il trio di musicisti si muove è sempre il black metal nella sua accezione più moderna, suggestioni post-punk, shoegaze e alcuni rimandi al jazz sono ben più che mere citazioni nei quasi 45 minuti di musica qui presenti. Het Wassen Oog è il tipico album di difficile classificazione, ma nel quale la miscela di diverse influenze produce un risultato maggiore della semplice somma delle stesse.

Una dimensione stilistica che fa dell’imprevedibilità la propria carta vincente, lasciando l’ascoltatore in principio quasi disorientato, incapace di disegnare un preciso contorno a ciò che sta ascoltando, obbligandolo a uscire dalla propria comfort zone per trovare la giusta chiave interpretativa. Un continuo gioco di contrasti che aiuta a mettere ancora più in luce le diverse componenti e le anime che convivono nella musica dei Laster. I testi delle canzoni, composti nella lingua madre del terzetto di Utrecht, non aiutano poi a rendere il tutto più fruibile. Sfuriate in pieno stile DSBM, genere con il quale gli olandesi hanno esordito nel 2014, si alternano efficacemente a passaggi dai toni smooth jazz e, non di rado, a sezioni più atmosferiche e melodiche. Davvero ottimo il lavoro e la cura posti nei cambi di tempo e nei ritmi di batteria, che riescono ad assecondare ed esaltare i diversi momenti, donando comunque una certa uniformità al quadro generale. Il cantato, opera di tutti e tre i musicisti, passa poi con disinvoltura dal tipico scream di scuola black metal a sezioni in cui la voce pulita ben si sposa con gli scenari costruiti dagli altri strumenti.

Il pericolo nello stipare in Het Wassen Oog un tale quantitativo di idee e soluzioni eterogenee era di certo quello di suonare confusionari, rischio che i Laster a mio giudizio sono riusciti ad aggirare quasi del tutto, grazie a ispirazione e perizia tecnica davvero invidiabili. Seppur alcuni passaggi meno convincenti siano presenti (in “Blind Staren” ad esempio), il livello qualitativo rimane alto e costante durante l’intera scaletta, invogliando a premere il tasto repeat una volta terminato l’ascolto. Anche per un orecchio allenato è infatti arduo riuscire a cogliere tutti i particolari e le sfumature al primo tentativo, caratteri che emergono invece con inaspettata naturalezza sulla lunga distanza.

Le particolari figure rappresentate sulla copertina salgono a tre, come il numero degli album prodotti, seguendo lo stile artistico che già caratterizzava le precedenti prove degli olandesi. Aiutati da una produzione pulita e bilanciata, che non appiattisce i suoni dei singoli strumenti, arricchendoli invece l’un l’altro, i Laster confezionano un album ben scritto e sui generis, dedicato a chi nella musica cerca la scoperta continua, scevra da ogni canone precostituito o confine imposto dalla tradizione.

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