MAVRADOXA – Nightmarrow

Gruppo:Mavradoxa
Titolo:Nightmarrow
Anno:2019
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Hypnotic Dirge Records
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TRACKLIST

  1. Maple
  2. The Carrion Shade
  3. Nightmarrow
  4. Rustling Leaves
  5. Black Crystal Snowfall
  6. Umbra
DURATA:43:02

Non sono state di certo le idee a mancare in casa Mavradoxa, formazione statunitense capace di sfornare tre album in soli quattro anni per poi sciogliersi a pochi mesi dall’uscita di questo, ultimo, Nightmarrow. I primi due, Sojourners e Lethean Lament, rispettivamente del 2016 e 2017, erano un concentrato di post-black metal di matrice americana fortemente debitore delle sonorità care a Falls Of Rauros e Panopticon su tutti. In questa sede sembra invece che i Nostri abbiano leggermente cambiato rotta e, pur rimanendo fedeli al black metal atmosferico, ne rivedano la formula in chiave più diretta. Senza quindi snaturare la loro proposta, la sensazione è che i quattro musicisti abbiano deciso di investire le proprie energie nella ricerca di un suono più personale e distinguibile nel calderone del metal estremo nord americano.

Nessuno spazio è ad esempio concesso ai sognanti arpeggi generalmente utilizzati in apertura, qui sostituiti da un attacco immediato di tutti gli strumenti, quasi a voler cogliere impreparato l’ascoltatore. Fin dall’iniziale “Maple” è chiaro infatti che i Mavradoxa faranno del continuo intreccio tra riff melodici e dai tratti quasi folk e altri più malvagi e introspettivi la propria arma di battaglia. In questo senso non mancheranno inaspettati sconfinamenti in territori più classicamente heavy e prog, mossa coraggiosa per il genere, ma che — a mio modo di vedere — aiuta a rendere Nightmarrow più variegato e originale rispetto ai predecessori. Dietro alle pelli troviamo Monica Finger, batterista dallo stile asciutto ma creativo, in grado di valorizzare appieno le scelte compiute in fase compositiva, senza appiattire i brani sotto i colpi di uno sterile blast beat. Ben riuscita anche l’alternanza di voci tra la stessa Monica e Zach Smith, che ben interpretano i melanconici testi incentrati sul malsano rapporto tra l’uomo e la natura, in un momento storico nel quale sembra che l’avanzamento tecnologico sia l’unica via da perseguire. Il tema trattato è caro anche all’etichetta per la quale l’album è stato rilasciato, la canadese Hypnotic Dirge Records, che pochi mesi fa ha appunto pubblicato la compilation The Depths Of The Abyss Knows No Bounds a sostegno del movimento 350.org

Le sei canzoni, di cui due strumentali, che compongono la terza prova in studio dei Mavradoxa scorrono veloci, conquistando l’ascoltatore tra cambi di ritmo inaspettati, sezioni più ampollose e pochi, ma ben costruiti, attacchi frontali. La formazione di Rochester ha abilmente asciugato il proprio suono, rendendolo più diretto e tagliente, riuscendo comunque a mantenere intatte le fredde atmosfere che avevano caratterizzato le precedenti uscite. Copertina e grafica, curate da Dylan Garrett Smith, si allineano poi ai canoni del genere senza far gridare al miracolo, così come la produzione e il mixing.

Canto del cigno per i quattro musicisti statunitensi, Nightmarrow mette in luce un potenziale forse non del tutto espresso, ma che sarà comunque in grado di regalare un sorriso a tutti gli amanti del genere.

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