ROTORVATOR – Heaven

 
Gruppo: Rotorvator
Titolo:  Heaven
Anno: 2012
Provenienza:   Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. From The Wounds
  2. Shelter In The Pit
  3. Zealots
DURATA: 15:16
 

I Rotorvator sono ormai in attività da alcuni anni e fin dall'inizio hanno seguito un percorso proprio, alquanto inusuale per un gruppo musicale. Infatti hanno cominciato a diffondersi a destra ed a manca attraverso collaborazioni con artisti visuali come Ericailcane, a gruppi teatrali quali i Cosmesi, a progetti musicali come Rhuith, sfuggendo alla destinazione prettamente musicale del loro lavoro e sconfinando in altri campi di ricerca. Il risultato di questi sconfinamenti si sente, anche se il gruppo ha sempre mantenuto, e continua a mantenere, un approccio e un timbro propri. Tutto questo lavorio collaterale, per altri, ma per loro assolutamente principale e fondante, ha portato i Rotorvator a ritardare l'attacco alla lunga distanza ed a sfornare solo split ed EP. "Heaven" fa parte di quest'ultima categoria. Tre traccia per poco più d'un quarto d'ora.

Ascolteremo un lavoro complesso, che prende le mosse da un approccio black metal, con uso massiccio dell'elettronica, sempre sporca e ronzante, no-fi, voce graffiante e feedback continui. Nessuna sbavatura o grossolanità, nessun rozzo artificio: le composizioni sono precise ed articolate, il rumore è calibrato con precisione.

Il primo brano "From The Wounds" è quello che convince maggiormente, per la tensione mantenuta costante e per il crescendo misurato che caratterizza tutta la traccia. Carico e veramente bello. Le linee di chitarra riempiono e l'elettronica mantiene un ruolo denso e spesso, che incrementa tremendamente la viscosità di questo brano.

Il secondo pezzo, "Shelter In The Pit", ci presenta per la prima volta il gruppo con sfumature post, con una drum machine a segnare ritmi inattesi. Chitarre in chiaro ed arpeggi vengono integrati con un'elettronica sinteticissima e sfrigolante. Stellare, anche se non completamente convincente proprio in quelle sfumature post-rock che fanno perdere tensione al brano. Probabilmente questa sensazione di energia placata che deriva da "Shelter In The Pit" non si avvertirebbe in un contesto maggiormente influenzato da queste stesse sfumature ed atmosfere, così poco rotorvatesche (per come abbiamo conosciuto finora questo progetto). Insomma è uno sconfinamento in territori inusuali, questa volta però all'interno dell'ambito puramente musicale, che non convince appieno perchè solo accennato.

Il terzo brano "Zealots" è forse il più vicino alle composizioni del passato dei Rotorvator. Ritmi non troppo forsennati ma drum machine martellante e ricca di frequenze alte e basse. In questo brano è notevole l'interazione tra voce ed elettronica. Altro aspetto che incrementa la qualità delle composizioni di questo EP rispetto al passato.

In definitiva un EP che convince parzialmente, considerando la maturità del progetto e l'urgenza da parte dell'ascoltatore di avere un più denso e grande mare scuro in cui inoltrarsi. Comunque le attese non verrano deluse, visto che verso fine anno uscirà il primo full length del progetto. Attendiamo fiduciosi e guardinghi.  

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