SERPENTS KISS – Dragon Lord

Gruppo:Serpents Kiss
Titolo:Dragon Lord
Anno:2018
Provenienza:Regno Unito
Etichetta:Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Black Wizard
  2. Innocence
  3. Dragon Lord
  4. Slaves Of The Light
  5. Sabbatha
  6. Take The King
  7. Witches Embers
  8. Winters Eve
DURATA:51:06

Confesso che arrivare alla fine di questo Dragon Lord degli inglesi Serpents Kiss ha richiesto da parte mia uno sforzo che non avevo preventivato, e non perché sia un brutto disco, né perché sia suonato male o abbia difetti compositivi impossibili da non notare: semplicemente, è troppo lungo. D’accordo, si tratta in effetti di appena 51 minuti, una durata più che nella media, ma se ne percepiscono molti di più e la causa principale di ciò è la presenza di quattro brani su otto superiori ai sei minuti.

Stiamo parlando di heavy metal vecchia scuola, genere che la band padroneggia con destrezza e senza difficoltà, ma trovo che riducendo di qualche minuto la durata delle canzoni l’intero disco ne avrebbe guadagnato in freschezza e scorrevolezza. Il risultato che ho tra le mani è ripetitivo in alcuni punti e qua e là ci sono intro esagerate: la title track ne è un esempio, così come la conclusiva “Winter’s Eve”, di nove minuti e mezzo; generalmente ci si dilunga un po’ troppo nelle parti strumentali. Insomma, più che fare qualcosa in più, qui sarebbe bastato fare qualcosa in meno.

Detto ciò, non ho davvero il cuore di demolire senza pietà l’opera di un gruppo che fa il suo sporco lavoro come si deve: volevamo heavy metal, lo volevamo di stampo britannico, ed è esattamente ciò che “Dragon Lord” ci offre. I più romantici ameranno “Innocence”, che ci inganna con i suoi primi secondi stile ballata per poi lanciarsi in un tripudio di arpeggi; “Sabbatha” si destreggia in vari stili di intensità diverse, offrendo da un lato una certa imprevedibilità, mentre dall’altro divenendo forse un po’ troppo ricca. Pollici in su, invece, per “Slaves Of The Light”.

Va detto che Dragon Lord è solo la seconda prova in studio per i Serpents Kiss, il cui album precedente risale a circa tredici anni fa e di tempo per maturare la band ne ha a sufficienza: si tratta semplicemente di imparare a dosare il minutaggio e dare più omogeneità a tracce che, a volte, sembrano dire una valanga di cose tutte insieme. Di nuovo, non siamo davanti a un disco brutto o a musicisti incapaci. Il metallo pesante dei Serpents Kiss ha le carte in regola per conquistare schiere adoranti di fan, purtroppo però sono arrivata alla fine del disco con la convinzione di dover lasciare passare qualche giorno prima di avvicinarmici di nuovo: ecco, direi che bisognerebbe piuttosto puntare a canzoni che invoglino l’ascoltatore a rompere il proprio lettore CD per via dei troppi ascolti, invece che travolgerlo di assoli.

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