THE BATTALION – Head Up High

THE BATTALION – Head Up High

 
Gruppo: The Battalion
Titolo:  Head Up High
Anno: 2010
Provenienza:  Norvegia
Etichetta: Dark Essence Records
Contatti:

Non Disponibili

 
TRACKLIST

  1. Mind My Step
  2. Head Up High
  3. When Death Becomes Dangerous
  4. Within The Frame Of The Graveyard
  5. Thick Skinned And Weatherbitten
  6. Each Man For Himself
  7. Undertakers
  8. 20 Paces To Death
  9. Where There Is Smoke There Is Fire
  10. The Roaring Grandfather
  11. Bring Out Your Dead
DURATA: 38:05
 

C'è chi col passare degli anni al posto di andare va avanti fa il percorso del gambero guardando sempre più indietro. I norvegesi The Batallion già nel 2008 con il debutto "Stronghold Of Men" avevano fatto intendere chiaramente come il loro motto fosse: old is always better, conferma arriva con il nuovo rilascio, sempre sotto Dark Essence Records, a titolo "Head Up High".

La formazione, che vede all'interno dei suoi ranghi elementi in giro da un bel po' di tempo e facenti parti o ex di realtà come Desekrator, Old Funeral, Grimfist, Borknagar, Helheim e Taake, suona un black/thrash di spinta che fa del lavoro delle sei corde l'arma essenziale, è infatti il riffato a costituire la mole imponente dello sviluppo compositivo.

È un thrash che sa di anni Ottanta e che per molti versi è riconducibile a quello di realtà come Aura Noir e Witchery con l'unica differenza insita in un drumming che risulta essere decisamente più quadrato e incassato rispetto a quello caratterizzante gli altri due gruppi citati, dinamicamente più vari.

Non è comunque un punto a svantaggio dei The Batallion che, con influenze evidentemente punk e rock'n'roll a rendere più divertente e scapocciante lo svolgere dell'album, ci regalano pezzi che vanno dall'assoluta devastazione della triade finale composta da "Where There Is Smoke There Is Fire", "The Roaring Grandfather", "Bring Out Your Dead" d'estrazione Hellhammer all'accopiata che chiama in causa i connazionali Aura Noir, "Within The Frame Of The Graveyard" e "Thick Skinned And Weatherbitten", passando a metà del disco per "Each Man For Himself" e "Paces" nella quale spiccano una buona solistica e riff a macinare fino a una "Undertakers" con il mode rock posizionato in on.

Non esaltante quanto il resto, seppur faccia il proprio sporco dovere, la tripletta iniziale, i pezzi sembrano posizionarsi al di sotto degli altri sia per piglio, sia per quanto riguarda la capacità di scaricare energia a prima botta.

I quasi quaranta minuti di "Head Up High" volano come nulla fosse, finisce e lo si rimette su, finisce e ancora una volta su, è talmente piacevole d'ascoltare che anche le tracce meno riuscite calano dritte, molto è dovuto anche alla scelta di mantenere il suono il più genuino possibile con una produzione scarna che sarà di sicuro gradimento per i famelici fruitori di materiale old school.

È sicuramente un passo e più in avanti quello compiuto dalla band band e se i The Batallion vi erano piaciuti col primo lavoro questo lo farete di certo vostro. Un tuffo indietro nel tempo, in un periodo storico che per fortuna grazie alla passione di certi artisti non ha la minima intenzione di finire nel dimenticatoio.

Facebook Comments