VALDUR – Goat Of Iniquity

Gruppo:Valdur
Titolo:Goat Of Iniquity
Anno:2018
Provenienza:USA
Etichetta:Bloody Mountain Records
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TRACKLIST

  1. Divine Halls Of Obscurity Pt. I
  2. Goat Of Iniquity / Devouring The Whore Of Darkness
  3. Divine Halls Of Obscurity Pt. II
  4. Spiritual Exhaust (The Beyond)
  5. Inhale The Floodgates Open
  6. (Iniquitous)
DURATA:36:54

Lo ammetto: non sono mai stato un grande amante dei suoni incomprensibili che portano le abilità compositive dei musicisti a perdersi in un caotico calderone, nel quale nulla è distinguibile e tutto pare identico a se stesso. Non fraintendete le mie parole: donare agli strumenti e alle canzoni un’aura volutamente underground e non ritoccata in studio è una cosa, cercare una produzione forzatamente low-fi da cantina anni ‘90 è un’altra. Dopo questa breve premessa, protagonista della recensione odierna è la formazione americana dei Valdur che con Goat Of Iniquity taglia il traguardo del sesto album in studio.

Una proposta imperniata sul black-death metal più genuino e ferale che pesca a piene mani dalla tradizione estrema scandinava e in particolare dalle prime produzioni di gruppi come Immortal, Dark Funeral e Impaled Nazarene. Nei quasi 37 minuti di musica qui presenti spesso avrete la sensazione di poter respirare l’odore di quel periodo; anni nei quali gli scarsi mezzi tecnici erano sopperiti da passione, talento e una forte volontà di stupire. Il distillato di violenza fluisce in sei annichilenti tracce, nelle quali ogni forma di luce è messa al bando, soffocando l’ascoltatore in un impenetrabile vortice sonoro. Fin dall’iniziale “Divine Halls Of Obscurity Pt. I”, il percorso che ci attende è chiaramente segnato davanti ai nostri piedi. Atmosfere sulfuree degne dei vostri peggiori incubi sono intessute dai malvagi riff di Vuke che scorrono veloci e impetuosi come un fiume in piena, accompagnati dalla mai doma sezione ritmica a opera di Matthew. Se il cavernoso e, per la verità, fin troppo lineare growl si confonde nel flusso generale delle varie tracce, sorte ancor peggiore è riservata al basso, della cui presenza ci si accorge solo leggendo l’interno del libretto.

Le idee buone non mancano e pezzi come “Goat Of Iniquity / Devouring The Whore Of Darkness” e “Spiritual Exhaust (The Beyond)” ne sono chiari esempi. L’aspetto che, personalmente, ha convinto meno di Goat Of Iniquity è stato la produzione. Come accennavo in apertura, i suoni volutamente poco definiti e, a tratti, irriconoscibili fanno inevitabilmente perdere di slancio al risultato finale. Canzoni che, in generale, risultano concepite e scritte con la giusta attitudine vengono castrate da questo fattore; se da un parte ciò non mancherà di stimolare i più nostalgici tra di voi, dall’altra renderà molto ostico l’ascolto ai meno avvezzi al genere.

Nell’ormai inflazionato mondo del black-death metal la sfida di stupire l’ascoltatore con qualcosa di originale è già, di per sé, ardua. Solo a pochi eletti è concesso uscirne vincitori. A questa difficoltà, Goat Of Iniquity aggiunge una registrazione vecchio stile che, inevitabilmente, ne restringe la platea degli ascoltatori. In conclusione, una proposta dedicata a chi sente la necessità di fare un salto nel passato e attraversare un’apocalisse sonora che sembra appartenere ad altri tempi.

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