Affliction Vector - Death Comes Supreme

AFFLICTION VECTOR – Death Comes Supreme

Gruppo:Affliction Vector
Titolo:Death Comes Supreme
Anno:2020
Provenienza:Italia
Etichetta:Argento Records
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TRACKLIST

  1. Voiceless Predictions
  2. A Mere Illusion
  3. The Long Cold Rest
  4. Abandoned Into The Madness
  5. At The Dying Sun
DURATA:19:16

Affliction Vector è un nome nuovo per vecchi conoscenti, visto che alle spalle di questo duo triestino si nascondono il chitarrista, bassista e cantante Antonio “Ans” Strain (ex-Grime, ex-Ooze) e Christian Musich, batterista ancora nei Grime, nonché nei The Secret all’epoca di Solve Et Coagula. Il progetto prende formalmente vita nel 2018 per volontà di Ans come sorta di «esplorazione introspettiva» dopo l’abbandono dei precedenti progetti, per «imboccare un viaggio solitario attraverso i propri demoni interiori, usando l’isolamento e la sua labile sanità mentale per alimentare la sua fiamma creativa».

Ecco, io non lo so quanto isolamento e quanta sanità mentale ci siano di preciso all’interno di Death Comes Supreme, ma sicuro di fiamma ce n’è a pacchi. I primi venti minuti di musica mai rilasciata dagli Affliction Vector sono un badile stampato di piatto in piena faccia, e i cinque pezzi incisi sul vinile bruciano con una cattiveria davvero fuori dal comune. Una furia primigenia a metà tra black e death metal, che pesca a piene mani dagli albori di entrambi i generi, dai Death come dai Mayhem, prendendo il 1987 e portandolo di peso ai giorni nostri, aggiornandone il sound e avvicinandolo a diverse cose figlie del nordest italiano, in primis proprio i The Secret di Solve Et Coagula. Black-death scarno e asciutto, in altre parole, ma con un occhio di riguardo per le atmosfere e i suoni più sporchi e riverberati, e infatti tra i gli ospiti spunta (non troppo inaspettatamente) proprio il nome di Michael Bertoldini, chitarrista e fondatore di The Secret e patron di Argento Records.

Tra vortici di riff e trame di batteria che non concedono pause l’urlo di Ans si incastra perfettamente, malvagio e disperato allo stesso tempo, e canta di allucinazioni, illusioni e sofferenze. La scelta stilistica di produrre i brani in modo assolutamente essenziale regala al tutto un’aura fumosa e indefinita, facendo di Death Comes Supreme una cripta che una volta aperta libera schifezze a tutto andare. Un solo EP è poco per dare giudizi definitivi, ma il lavoro del duo triestino ha il grande pregio di farmi continuare a girare il vinile, un lato dopo l’altro, perché non riesco a uscire da questo abisso allucinato e demoniaco. Mi pare che per un progetto come gli Affliction Vector non ci possa essere risultato migliore.

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