AL-NAMROOD – Enkar

 
Gruppo: Al-Namrood
Titolo: Enkar
Anno: 2017
Provenienza: Arabia Saudita
Etichetta: Shaytan Productions
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TRACKLIST

  1. Outcast
  2. Doom
  3. Xenophobia
  4. Despotism
  5. Perversion
  6. Expoloitation
  7. Justice
  8. Luring
  9. Contempt
  10. Revenge
DURATA: 39:35
 

Qualcosa è cambiato negli Al-Namrood. Il trio saudita non è più una meteora sconosciuta ai più, che naviga a vista all'interno dell'infinito oceano dei gruppi di nicchia: l'arrivo di Humbaba dietro al microfono ha permesso ai musicisti Ostron e Mephisto di lavorare con maggiore stabilità, costruendo via via una personalità sempre più marcata nei suoni dei Non-Credenti, e oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Nell'arco degli ultimi ventiquattro mesi i Nostri sono arrivati a rilasciare un'intervista per un magazine internazionale e a girare un video ufficiale che su Youtube oggi conta centinaia di migliaia di visualizzazioni. Non male per un gruppo che esordì meno di dieci anni fa e continua a pubblicare album di straforo tramite un'etichetta canadese in tirature da poche centinaia di copie.

Forse in ragione di questa maggiore — ancorché ancora assolutamente insufficiente — esposizione mediatica, gli Al-Namrood sono diventati più sfrontati, più consapevoli dell'importanza simbolica della loro stessa esistenza, e la loro continua evoluzione è tanto estetica quanto contenutistica. Come dicevo già in occasione dello split coi Darkestrah uscito lo scorso anno, i Sauditi hanno portato sempre più in primo piano il contributo musicale di Ostron, figura che da sempre si occupa degli strumenti folkloristici arabi. Oggi il suono degli Al-Namrood non è più definibile black metal: c'è un'attitudine black-thrash degli albori che pare uscita dai dischi dei primi Bathory e Celtic Frost, ma l'origine araba è assolutamente in primo piano, e la voce di Humbaba, ormai al suo terzo disco, è ben lontana dallo scream classico, avvicinandosi più a un'interpretazione punk hc. Se questo sviluppo nei suoni è di primaria importanza, gli altri aspetti di crescita del gruppo sono altrettanto rilevanti e allo stesso tempo pericolosi.

Dopo i primi due album concentrati sull'antica Mesopotamia e su una generale provocazione (ricordiamo il brano dedicato a Saddam, «simbolo di coraggio e onore d'Arabia»), Mephisto e Ostron hanno iniziato a sviluppare una serie di concept sui diversi periodi della storia araba e saudita in particolare, e a quanto pare con "Enkar" sono arrivati ai giorni nostri, e ora non si scappa più. Il disco, il sesto in nove anni, «racconta il concetto di negazione», e nelle poche righe che come sempre fanno da corredo allo scarno ed essenziale libretto si parla di repressione, regime, manipolazioni da parte dell'amministrazione statale.

Parallelamente, la copertina vede un cambio di logo, con la «A» iniziale diventata un vero e proprio simbolo di anarchia, e un'immagine che anziché scene mitologiche o indefinite illustra il momento di un'esecuzione sulla pubblica piazza, davanti a una cella piena di detenuti. Guardacaso, il boia ha tutta l'aria di indossare un'uniforme, gli aguzzini che lo aizzano hanno fattezze infernali e indossano tuniche e copricapi arabi (seppur neri e non bianchi) e l'unico sprazzo di bianco è dato dalla maglia dei detenuti e del condannato a morte. Su cui, manco a dirlo, svetta una rossissima e inconfondibile «A». E non sto a dirvi quali siano i contenuti del nuovo video.

Se prima chiamarsi Non Credenti e cantare di ateismo era già motivo per mantenere l'anonimato onde evitare di essere giustiziati, è evidente che gli Al-Namrood oggi alzano la posta. Altri gruppi hanno già abbandonato il proprio Paese per l'Occidente (Melechesh, gli stessi Darkestrah), e mai nessuno ha rischiato tanto quanto Ostron, Mephisto e Humbaba, ma per i Sauditi al momento questa non sembra essere un'opzione. Forse l'unica band che ancora oggi dà un reale significato alla definizione di ribellione, di antropocentrismo, di autodeterminazione incompromissoria, di black metal.

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