BARS OF GOLD – Shelters

Gruppo:Bars Of Gold
Titolo:Shelters
Anno:2019
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Rude Records / Equal Vision Records
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TRACKLIST

  1. Worthless Chorus
  2. Atlantic City
  3. $20
  4. Sometimes
  5. Beans
  6. Madonna
  7. Montana
  8. Plywood To Pine
  9. G
DURATA:37:39

A volte c’è proprio bisogno di una pausa dal metallo e dall’oscurità pressoché assoluta che caratterizza gran parte della roba che passa sulle nostre pagine, di rifugi dove scoprire qualcosa che vada oltre il nostro malefico orticello. Dal Michigan, i Bars Of Gold con Shelters ci danno un’ottima occasione di fare proprio questo. Nato dall’incrocio tra Wildcatting e Bear Vs. Shark, l’allora quintetto si è infilato con un certo carattere nella scena indipendente nel corso degli anni ’10, grazie a due dischi di tutto rispetto come Of Gold (2010) e Wheels (2013), lasciandosi un po’ alle spalle lo stoner e il post-hardcore energico dei due progetti precedenti.

A sei anni di distanza, nel mezzo anche la parentesi della breve reunion dei Bear Vs. Shark e diventati ormai un sestetto, i Bars Of Gold sono tornati in azione, stavolta pubblicati da Rude Records ed Equal Vision Records (nota dalle nostre parti soprattutto per aver dato alle stampe Jane Doe dei Converge). Intanto, la meravigliosa copertina è già di per sé un piccolo elemento di rottura per Aristocrazia, ma attenzione ad aspettarsi innocua e amichevole musica da spiaggia (a quella ci hanno pensato già Bosj e Vacvvm), anche perché ciò che si vede nel delirante libretto ci fa capire l’assoluta imprevedibilità che ci attende.

I Bars Of Gold si definiscono infatti come «6 dudes doing dudely things», una descrizione quantomeno appropriata di quanto succede nei nove brani di Shelters. Quattro chitarre (sì, quattro), un basso e una batteria, il tutto condito dalla voce ⁠— molto post-hardcore ⁠— di Marc Paffi. “Worthless Chorus” è un pezzo dannatamente rock ed è un ottimo biglietto da visita per avvicinarsi alla band di Ferndale, totalmente in grado di cambiare le carte in tavola da un brano all’altro e all’interno dello stesso. Il basso di Nick Jones riesce a ritagliarsi i meritati momenti di gloria nella foresta di sei corde (come nel caso di “$20”) e si può dire che tutti i membri aggiungano parti importanti allo stratificato sound del gruppo, fino a includere strumenti esterni come sassofono e moog. Per avere un assaggio rapido, guardare il video di “Sometimes”, mentre la band dimostra di saperci fare anche con i ritmi più lenti in “Montana”.

I testi, scritti nel libretto a mano come in una sorta di diario segreto completo di foto e improbabili disegni, si muovono tra nonsense, storie di vita quotidiana e riflessioni più o meno comprensibili sulle persone. Con Shelters i Bars Of Gold si riconfermano un nome da seguire e sicuramente qualcosa di molto più grande e concreto di una semplice parentesi nella storia di Wildcatting e Bear Vs. Shark, come la reunion di questi ultimi poteva far pensare qualche anno fa.

Le molteplici influenze sono state rimescolate, aggiornate e trasformate dal lavoro e dalla dedizione del sestetto del Michigan, arrivando alla creazione di nove rifugi dove scoprire musica che non è né troppo grezza né troppo cervellotica, bensì il risultato della cooperazione tra musicisti ormai ampiamente in controllo del proprio universo musicale. Se vi va di staccare un po’ dal demonio, dalla guerra più totale e dalla pece a colazione, Shelters può rivelarsi un’ottima scoperta del vostro 2019.

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