BLITZKRIEG BABY – Porcus Norvegicus

 
Gruppo: Blitzkrieg Baby
Titolo:  Porcus Norvegicus
Anno: 2012
Provenienza:   Norvegia
Etichetta: Neuropa
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TRACKLIST

  1. First Movement, First Kill

  2. Pig Boy

  3. Disneyfied, Delirious & HIV+

  4. Incinerator Symphony

  5. Stalker

  6. Sperm Crawling Back Into Its Hole

  7. Fuck Me Like You Hate Me

  8. I Never Really Loved Anyone Of You

  9. Children In Uniform

  10. The Pig-Shaped Tumor

  11. Amputease

  12. Slasher

  13. Viva La Morte

DURATA: 31:52
 

Norvegia. Una certa Norvegia. Quella Norvegia che non è fatta di fiordi e nemmeno di foreste. È una Norvegia come scena, sulla quale si avvicendano personaggi ben precisi e ben noti che appartengono a una comune cultura sperimentale: Ulver, Virus, Ved Buens Ende, The Konsortium, Swarms, K100, Kim & Trine, etc. I personaggi di questa tragedia chiamata Blitzkrieg Baby vengono da quella Norvegia. Il Porcus sacrificale, magnificamente esemplato in copertina, è anche lui Norvegicus. È il porco espiatorio di una cultura che si è sviluppata secondo una drammaturgia ben precisa, che non può più occuparsi solo di foreste, fiordi, naturalismo pagano et cetera. Sciocchezze che non fanno nemmeno più ridere.

L'INDUSTRIA, l'urbanesimo, la tecnologia, la merce. Questi sono i temi che vengono recitati, eccitati in un sorriso sarcastico e caustico che corrode la post-industrializzazione, l'urbanizzazione spinta, la tecnocrazia e la mercificazione della cultura. Gli strumenti di questo atto corrosivo sono: l'elettronica dai ritmi cadenzati e pesantissimi, di vera fabbrica, marziali ma senza umanità, perché non c'è guerra che tenga, c'è solo l'ordine d'un ciclo produttivo meccanizzato e perfetto; l'abuso e perversione di campionamenti dalla cultura musicale alta rappresentata dalla musica classica; l'abuso e perversione di campionamenti dalla musichetta, dallo swing a Disney; la declamazione gracchiata dall'altoparlante, per opera di Zweizz.

Il lavoro è coerente, minimale e curatissimo, dal forte impatto sonoro e visivo. È impreziosito da titoli capitolari eloquenti. Ne citiamo qualcuno dei più rilevanti: "Disneyfied, Delirious & HIV+", "Incinerator Symphony", "Stalker" — che per qualche strano motivo mi ha ricordato (pur non avendo incontrato effettivi richiami tra i due pezzi) la sequenza musicale su rotaie, di Eduard Artemyev, nell'omonimo film di Andrej Tarkovskij —, "Sperm Crawling Back Into Its Hole", "Children In Uniform", "Pig Shaped Tumor", "Viva La Morte".

Con questo augurio e saluto, Viva la Morte!, i Blitzkrieg Baby ci offrono uno sguardo grottesco, ironico, e in decomposizione sulla rappresentazione umana, sul mondo che sacrifica — senza sacralità, dovremo dire oltraggia per essere più precisi — la sua carne in favore di qualcosa di diverso: la tecnica e i suoi prodotti, sia materiali che culturali. Cose queste, davvero grottesche, molto più dei Blitzkrieg Baby stessi. Opere esemplari: "Porcus Norvegicus" e il mondo che abbiamo di fronte.

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