Sickle Of Dust - To The Shores Of Sunrise

SICKLE OF DUST – To The Shores Of Sunrise

Gruppo:Sickle Of Dust
Titolo:To The Shores Of Sunrise
Anno:2020
Provenienza:Russia
Etichetta:Flowing Downward
Contatti:Facebook  Bandcamp
TRACKLIST

  1. Over Desolate Lands
  2. The Veteran
  3. Castles On The Wind
  4. To The Shores Of Sunrise
DURATA:41:10

Parto in quinta e mi sbilancio: devo seriamente ricordarmi di ringraziare Flowing Downward per avermi fatto scoprire, tramite To The Shores Of Sunrise, il progetto russo Sickle Of Dust. Non avevo mai sentito parlare della creatura del solo Ash, sebbene si aggiri nei meandri dell’epic-atmospheric black dal 2015, né tanto meno avevo mai letto prima il nome Neutral, altra incarnazione musicale con cui il polistrumentista e cantante esplora i meandri del dark folk da ben ventisei anni. Io non so cosa abbia spinto Ash a cercare uno sfogo estremo per la sua vena creativa, ma ne sono veramente molto contento, di questo sono certo.

La premessa vuole mettere in risalto due cose. In primo luogo, ci tengo a sottolineare come Ash sia tutt’altro che l’ultimo degli sprovveduti: sebbene io mastichi un po’ di neofolk, non aver mai sentito nominare i Neutral — formati nel ’94 e con all’attivo sei dischi di cui uno live — mi ha colto davvero alla sprovvista, ma con un portfolio del genere (ascoltare per credere) le mie aspettative nei confronti di To The Shores Of Sunrise sono cresciute vertiginosamente. Da qui la mia seconda osservazione: dopo aver dato un ascolto anche alla produzione neofolk dell’artista di Mosca, è innegabile la presenza di fortissime influenze neutrali nel terzo album di Sickle Of Dust; influenze dark folk davvero prorompenti, non solo nei modi ma anche negli intenti.

Non ho trovato perfettamente calzante l’etichetta con cui viene presentato il progetto, ma all’ennesimo riascolto mi sono veramente chiesto se ce ne fosse un’altra attualmente in uso per descrivere al meglio la carica emotiva che Sickle Of Dust imprime nella sua musica. Gli elementi di cui è composto To The Shores Of Sunrise sono quelli più tradizionali dell’epic e del atmospheric black più sinfonico: strumenti classici, percussioni da orchestra, voci pulite, urla virulente; le stesse strutture non divergono eccessivamente dal convenzionale mid-tempo di ampio respiro, nel quale occasionalmente si innesta qualche riff in tremolo o qualche blast. Eppure le etichette non mi sembrano appropriate, perché a scombinare le carte in tavola c’è la possente influenza del quarto di secolo di attività in ambito neofolk di Ash. Laddove l’apripista “Over Desolate Lands” lascia inizialmente presagire un mood degno della fuga dalle miniere di Moria, negli undici minuti in cui si sviluppa, lo scream slabbrato si alterna con un cantato pulito dai toni delicati, come se venisse declamata una poesia per un ristretto numero di persone. Questo stesso discorso si può applicare alle successive “The Veteran” e “Castles On The Wind”, nessuna delle quali scende sotto gli otto corposissimi minuti di lunghezza. Musicalmente si sente tutto il montare della componente strettamente epica, ma il crescendo di Sickle Of Dust non cede mai alla banalità. La personalità, qui, è innegabile.

Un discorso a parte merita invece la traccia che chiude e dà il nome all’album. All’interno di “To The Shores Of The Sunrise” Ash ha scelto di mettere in musica un brano della tradizione popolare russa intitolato “Ой, Вейсе-вейсе Ты, Капустка”: l’adattamento avviene sempre nei termini della one man band, senza snaturare la natura originale del brano, tanto da sembrare ancora una filastrocca più che una canzone vera e propria, mentre la voce di Toloka declama quasi con una certa malinconia, acuita dall’avvolgente presenza degli archi e dei fiati. Una scelta tutt’altro che casuale, dunque, che rafforza in me la teoria della summenzionata vena dark folk sotterranea che unirebbe silenziosamente le due incarnazioni della sensibilità artistica dell’artista russo.

A voler trovare il pelo nell’uovo, l’unico elemento che non mi ha convinto appieno è stata la resa a livello di mix degli strumenti, che in alcuni passaggi non mi sono sembrati equilibratissimi: le chitarre, ad esempio, avrebbero giovato di un minimo di messa in evidenza aggiuntiva. Qui, però, sfociamo nei cavilli. A partire dalla copertina, opera del suo connazionale Artem Demura, appare evidente come Sickle Of Dust sia un progetto affascinante, legato a una bellezza viscerale le cui coordinate storiche, dal punto di vista artistico, si collocano all’incirca nella seconda metà dell’Ottocento. To The Shores Of The Sunrise non è sicuramente un disco perfetto, ma va bene così, finché il russo continua a regalarci impressioni di questo tipo.

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