SVOID – Spiral Dance

Gruppo:Svoid
Titolo:Spiral Dance
Anno:2018
Provenienza:Ungheria
Etichetta:Sun & Moon Records / Spiritside Productions
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TRACKLIST

  1. Stand In Awe
  2. The Very Hours
  3. Long I’ve Gone [versione alternativa]
  4. The Velvet Cell [cover Gravenhurst]
DURATA:15:01

Il nostro primo incontro con gli Svoid risale al 2015: in quell’occasione, Bosj parlava di una band black metal non ancora matura. Sono passati più di tre anni e le cose sono decisamente cambiate sotto vari aspetti.

A differenza della freddezza nera del poco convincente To Never Return, in Spiral Dance ci troviamo di fronte a un sound che tiene a debita distanza qualunque influsso metallico: le quattro tracce dell’EP, infatti, si muovono tra post-punk e alternative rock, stili decisamente lontani da quelli del passato della band. Il risultato è malinconico e cupo, come testimoniato dai colori — pochi e tetri — del comparto grafico a cura del connazionale Péter Sallai e dai testi riportati nel libretto.

Del quartetto di brani, solo i primi due sono a tutti gli effetti nuovi: “Long I’ve Gone” è una versione alternativa di un pezzo tratto dal precedente album Storming Voices Of Inner Devotion, i cui elementi estremi sono sostituiti da un angosciante pianoforte con esiti decisamente positivi; la conclusiva “The Velvet Cell”, invece, è una cover dei Gravenhurst di Nick Talbot molto fedele all’originale, solo maggiormente tenebrosa, dal timbro vocale più profondo e dalle chitarre leggermente più distorte del duo ungherese.

Allo stesso modo i due brani rimanenti risultano gradevoli, anche più degli altri, soprattutto grazie alla teatralità del cantato che — paradossalmente — sembra trovarsi in difficoltà solo nei momenti più quieti e introspettivi — ad esempio in “Long I’ve Gone” — mentre centra in pieno l’obiettivo quando c’è da spingere sulle corde vocali. “Stand In Awe” e “The Very Hours” uniscono questa espressività a un uso variegato delle chitarre, pescando alternativamente dai due generi di riferimento e rendendo il tutto orecchiabile, eppure ricco di piccole sfumature, merito anche di un supporto ritmico adeguato.

Tutto sommato, Spiral Dance è un buon quarto d’ora di musica che dimostra le più che discrete capacità del duo in questo ambito. Non conosco in maniera approfondita il passato della band, a eccezione di un rapido ascolto a qualche brano, ma se prendiamo per buone le parole del mio collega, forse l’allontanamento — totale o parziale — dal black metal potrebbe essere la strada giusta per gli Svoid.

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