Wesenwille - II: A Material God

WESENWILLE – II: A Material God

Gruppo:Wesenwille
Titolo:II: A Material God
Anno:2021
Provenienza:Olanda
Etichetta:Les Acteurs De L’Ombre Productions
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TRACKLIST

  1. The Descent
  2. Opulent Black Smog
  3. Burial Ad Sanctos
  4. Inertia
  5. Ritual
  6. A Material God
  7. Ruin
  8. The Introversion Of Sacrifice
DURATA:50:41

La Wesenwille è la volontà fondamentale, concetto elaborato dal sociologo tedesco Ferdinand Tönnies, allontanato dalla propria cattedra universitaria a Kiel nel 1934 poiché in aperta dissidenza con le politiche hitleriane. Il secondo album dei Wesenwille si chiama Un Dio Materiale, e in copertina reca una foto del 1915 dal titolo Wall Street scattata da Paul Strand. Paul Strand fu un fotografo modernista americano tra i promotori della Photo League le cui simpatie comuniste lo costrinsero ad abbandonare il Paese. Ruben Schmidt e David Schermann non le mandano certo a dire, e il loro modo di fare black metal è senza dubbio tra i più interessanti capitati da queste parti in tempi recenti.

Il duo di Utrecht approccia la materia in modo molto moderno, come spesso accade in questi ultimi anni, mutuando l’esperienza dei Deathspell Omega e del circolino delle dissonanze islandese, ma aggiungendo del proprio sia in termini concettuali che di songwriting. A Material God arriva a tre anni di distanza dal suo predecessore, l’omonimo Wesenwille, e ne amplia ed espande gli orizzonti. Il lavoro dei Wesenwille riesce infatti a essere molte cose: sicuramente dissonante, appunto, ma in diversi frangenti anche melodico e sempre molto concreto, dalle strutture e dai suoni definiti. Insomma, un compendio di black metal contemporaneo in cui la furia non è mai fuori controllo, ma sempre funzionale al messaggio che deve veicolare. E il messaggio è quello di una società che non se la passa troppo bene, schiava delle cose mondane e vittima delle proprie incongruenze.

La poetica e l’estetica del duo ricorda alla lontana quella di un’altra coppia che due o tre opinioni fuori dal coro le ha espresse negli anni, i Solefald, ma in versione black metal tout-court. Nonostante gli olandesi siano privi del filtro di satira e ironia (e pura e semplice follia) della band di Oslo, è difficile non tracciare un collegamento tra ciò che dice A Material God e quanto fatto da Cornelius e Lazare in tutta la prima parte della loro carriera, anche se Schmidt, principale compositore e multistrumentista, ha ammesso di non essere profondo conoscitore della produzione dei norvegesi. Ciò che invece lui e Schermann probabilmente conoscono bene è la filmografia di George Lucas, poiché qua e là durante il corso del disco spuntano stralci di dialoghi tratti da THX 1138, primo lungometraggio diretto dal papà di Guerre Stellari, con un giovane Robert Duvall alle prese con le difficoltà di un futuro distopico.

La cosa più importante è che tra una citazione pop e una filosofica i Wesenwille non perdono mai la bussola, e mettono insieme un album di assoluto spessore, rabbioso e disilluso, ben scritto, ben suonato e ben prodotto. Per quest’ultimo aspetto è stato chiamato in causa JB van der Wal, bassista dei Dool e dei Verwoed, ex-Aborted, ma anche e soprattutto produttore di una pletora di band del sottobosco brutal, dai Mutilatred ai Rectal Smegma. Il tocco di van der Wal è molto definito e moderno, abbastanza lontano dai canoni del black metal, e questo non fa che dare ai ragazzi di Utrecht una personalità ancora più marcata, un sound molto urbano e umano. Complimenti a LADLO per quest’ennesima ottima uscita, complimenti ai Wesenwille per averci sbattuto in faccia i limiti del capitalismo.

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