Extrema Ratio #108: 01/02/24-07/02/24 | Aristocrazia Webzine

Extrema Ratio #108: 01/02/24-07/02/24

Come ogni mercoledì, arriva un nuovo appuntamento con Extrema Ratio, la rubrica di Aristocrazia Webzine dedicata alle nuove uscite (appena pubblicate o imminenti) del panorama black e death metal. Protagoniste di oggi, episodio numero 108, le seguenti otto band: Austere, Brodequin, Solbrud, Unaussprechlichen Kulten, Cantique Lépreux, Obscura Qalma, Black Hate, Griffon.

G.E.F.


1. Austere – “Faded Ghost” (da Beneath The Threshold, depressive black metal)

Etichetta: Prophecy Productions
Data di pubblicazione: 5 aprile 2024

Direi che ci hanno preso gusto gli Austere, formazione australiana piuttosto importante per la scena depressive black metal, in particolare grazie al successo del loro secondo album To Lay Like Old Ashes (2009). L’anno scorso la band è tornata in scena dopo una lunga pausa con l’album Corrosion Of Hearts, ma evidentemente il materiale pronto era parecchio, perché ad aprile uscirà un altro disco inedito, intitolato Beneath The Threshold.

Anche se sono passati ben quindici anni dalla loro opera più conosciuta, gli Austere non sono poi cambiati tanto. Il loro depressive black metal atmosferico e melodico, che fa anche un largo uso di voci pulite, è rimasto sostanzialmente inalterato, grazie alla creazione di quel mood emozionale che ha sempre contraddistinto la band australiana. Rispetto al passato, come si era già visto nel precedente Corrosion Of Hearts, la band ha aggiornato la sua produzione, sfruttando dunque un certo miglioramento tecnologico e andando a ripulire ulteriormente il suo sound, adesso decisamente meno lo-fi. Che dire, gli Austere sono tornati e sembrano viaggiare su livelli molto simili a quelli precedenti al loro scioglimento, come se il tempo per loro si fosse quasi fermato.


2. Brodequin – “Of Pillars And Trees” (da Harbinger Of Woe, brutal death metal)

Etichetta: Season Of Mist
Data di pubblicazione: 22 marzo 2024

Restando nell’ambito dei ritorni eccellenti, i Brodequin sono una band piuttosto storica nel giro del brutal death metal, che non pubblicava un album dal lontano 2004 (Methods Of Execution). Dopo la riformazione ufficiale avvenuta nel 2015, finalmente a marzo vedrà la luce il loro nuovo disco, a vent’anni dal precedente full length, che si intitola Harbinger Of Woe.

Per chi non li conoscesse, i Brodequin prendono il nome da un tipo di tortura medievale, in italiano traducibile come tortura dello stivaletto. Proprio le torture medievali sono l’oggetto lirico principale della band brutal death statunitense, che suggella questo ritorno sulle scene con una scarica di riff tritaossa accompagnati dalla voce gutturale di Jamie Bailey, che è anche bassista della band. La produzione è pastosa, la batteria è tonante e in generale l’approccio dei Brodequin promette solamente devastazione e cattive intenzioni. Insomma, non aspettiamoci un disco super sperimentale, anzi, ma sicuramente questo ritorno sulle scene è più che buono.


3. Solbrud – “Hvile” (da IIII, atmospheric black metal)

Etichetta: Vendetta Records
Data di pubblicazione: 2 febbraio 2024

Sin dagli anni Novanta, i Paesi nordici sono stati strettamente collegati al black e al death metal. Tranne la Danimarca che, eccezion fatta per i Mercyful Fate, non ha mai prodotto molte band rispetto ai suoi vicini. Oggi però le cose sono decisamente cambiate: oltre ad avere una delle scene death metal più putride di tutta Europa, in Danimarca esistono anche diverse band black metal atmosferiche — o dalle tinte post — davvero interessanti. Tra questi i Solbrud, che la scorsa settimana hanno salutato l’uscita del loro quarto album, intitolato IIII.

Parto dal presupposto che IIII non è un disco easy, dal momento che dura oltre un’ora e mezza. La rilettura del black metal di matrice cascadian operata dai Solbrud, comunque, è certamente interessante. Temi naturalistici fanno da sfondo alle lunghe trame compositive della band danese, che alterna sezioni lente e veloci blast beat, spesso accompagnati da soluzioni atmosferiche con lead di chitarra melodici ed espressivi. In generale, però, il disco è piuttosto stratificato: l’aspetto più puramente cascadian è infatti completato da intermezzi strumentali dal sapore meditativo, che aiutano a staccare, rendendo l’ascolto variegato, ma anche i brani maggiormente black metal possiedono strutture spesso basate sui continui che conferiscono un sentore di progressività. Un buon album dunque per i Solbrud, che con IIII promettono un’ora e mezza di ottimo black metal atmosferico.


4. Unaussprechlichen Kulten – “Hexennippel” (da H​ä​xan Sabaoth, death metal)

Etichetta: Iron Bonehead Productions
Data di pubblicazione: 2 febbraio 2024

Molto spesso ho parlato su Extrema Ratio di band death metal dal Cile, una delle scene migliori di tutto il Sudamerica; e già che ci sono consiglio di recuperare la bella intervista di Bosj a Cristobal Gonzalez degli Inanna. Una delle band forse più rappresentative del Cile death metal sono, a dispetto del nome tedesco (mutuato da un’opera fittizia) gli Unaussprechlichen Kulten, che hanno appena pubblicato il loro sesto album H​ä​xan Sabaoth.

In giro ormai da un quarto di secolo, questi cileni hanno sempre raccolto ottimi consensi di critica grazie al loro death metal grezzo ma rifinito, old school ma anche oscuro e infernale, quasi mistico. Tutte queste caratteristiche sono presenti anche in H​ä​xan Sabaoth, in cui gli Unaussprechlichen Kulten sanno fondere dissonanze tritonali e melodie sinistre, atmosfere miasmiche e caos abissale. Ecco, forse se dovessi scegliere una band che possa rappresentare fino in fondo il death metal cileno sceglierei loro, perché sussiste quella sensazione di fusione tra la pura ignoranza sudamericana e soluzioni un filo più ricercate. Che poi, detto tra noi, è forse il motivo della particolarità e del consenso riscosso dal death metal cileno nell’underground.


5. Cantique Lépreux – “Consécration” (da Le Bannissement, black metal)

Etichetta: Eisenwald
Data di pubblicazione: 29 marzo 2024

I Cantique Lépreux sono una delle band che formano l’ottima scena black metal del Québec, tanto cara al nostro M1 che tempo addietro le dedicò un articolo in tre parti. Dopo due album e un EP, i canadesi a breve daranno alla luce il loro terzo disco, intitolato Le Bannissement.

Cantato in francese com’è usanza nel métal noir québécois, Le Bannissement è un disco black caratterizzato da forti toni melodici e atmosferici, con uno stile già adottato dagli appartenenti alla medesima scena, Forteresse soprattutto. L’album, dall’incedere ipnotico e dalle forti tinte naturalistiche, è un concept incentrato sull’odissea di una giovane ragazza ammalata, che poi pian piano trova la liberazione attraverso l’esilio. Feroce e incalzante, il nuovo capitolo targato Cantique Lépreux è un maestoso e solenne esempio di black metal che ha ormai trasceso le sue origini occulto-esoteriche per dedicarsi invece all’individualismo dell’essere umano, mantenendo inalterata la carica espressiva e atmosferica del genere.


6. Obscura Qalma – “Ophidian’s Enthronement” (da Veils Of Transcendence, symphonic blackened death metal)

Etichetta: Dusktone
Data di pubblicazione: 2 febbraio 2024

Per la quota italiana settimanale di Extrema Ratio, tornano sulle pagine di Aristocrazia i veneti Obscura Qalma, il cui primo EP venne recensito al tempo da Crypt Of Fear senza però convincerlo al cento per cento. Oggi invece parlo di un altro EP, Veils Of Transcendence, che è stato pubblicato proprio venerdì scorso.

Come già avvenuto in passato, l’approccio degli Obscura Qalma è magniloquente e barocco, con queste tastiere sinfoniche che troneggiano sulle composizioni di stampo black-death della band veneta. Muovendosi tra riferimenti quali Behemoth e Septicflesh, gli Obscura Qalma mi hanno ricordato anche i Fleshgod Apocalypse grazie alla forte componente orchestrale e dal mood trionfale che permea i loro brani. Forse proprio per questo, in fin dei conti, i veneti sono meno originali rispetto a ciò che potrebbe trasparire in un primo momento. Tuttavia, la cura del loro approccio, la produzione enorme e potente, e una capacità di scrittura piuttosto raffinata fanno sì che Veils Of Transcendence sia un EP decisamente riuscito, soprattutto per chi è a caccia di sonorità estreme ma al tempo stesso fortemente sinfoniche.


7. Black Hate – “Diasparagmos (O Del Sacrificio)” (da Via Pvrgativa: Qui Spiritu Diaboli Aguntur Hi Filii Satanae Sunt, black-death metal)

Etichetta: Odium Records
Data di pubblicazione: 10 febbraio 2024

Altra band già apparsa su Aristocrazia in passato, i messicani Black Hate vantano una carriera piuttosto interessante, costellata da molte uscite, soprattutto minori. Nei prossimi giorni il gruppo centroamericano celebrerà l’uscita del sesto album, dal titolo piuttosto impegnativo: Via Pvrgativa: Qui Spiritu Diaboli Aguntur Hi Filii Satanae Sunt. 

Di base, la proposta dei messicani è afferente a un black metal di stampo dissonante e ortodosso, derivata da quel trend inaugurato con una certa sistematicità a partire dai Deathspell Omega di Si Monumentum Requires, Circumspice. Non manca comunque qualche elemento di un certo interesse nei Black Hate, che giocano anche con sezioni più vicine al death metal e improvvise aperture atmosferiche, un po’ alla Borgia (band francese oggi quasi dimenticata, ma il cui Ecclesia del 2009 era un esempio molto valido di orthodox black-death metal dell’epoca). Di conseguenza è vero che oggigiorno il filone del black-death dissonante può dirsi esaurito, tuttavia ritengo che i Black Hate abbiano ancora qualcosa da dire in merito.


8. Griffon – “L’Homme Du Tarn” (da De Republica, black metal)

Etichetta: Les Acteurs De L’Ombre Productions
Data di pubblicazione: 16 febbraio 2024

Chiudo la carrellata odierna con i Griffon, band black metal francese che nel suo piccolo si è saputa distinguere per una certa sensibilità artistica e politica nelle tematiche trattate. Giunti ormai al terzo album, a stretto giro di posta i transalpini pubblicheranno la loro nuova fatica, intitolata De Republica.

Anche questo disco presenta un concept a sfondo politico, in particolare incentrato sulla repubblica francese, attraversando diversi avvenimenti storici dal XIX secolo ai giorni nostri. La profondità del tema trattato ben si sposa anche con la musica dei Griffon, che suonano un black metal organico, melodico ma anche furioso, tragico e belligerante al tempo stesso, con una metrica vocale piuttosto coinvolgente. Ho trovato molto interessante anche l’utilizzo di cori, che riescono a creare dei momenti solenni molto in linea con il concept di De Republica. Il fatto poi che il cantato sia interamente in francese aggiunge all’album un piccolo quid in più, anche se questa ormai non è una novità assoluta; del resto anche poco sopra ho parlato dei Cantique Lépreux. In ogni caso De Republica è un disco interessante e ben confezionato, che affronta temi un po’ insoliti per il black metal, ma con la giusta maturità.