LUNAR TOMBFIELDS – An Arrow To The Sun
Tornano i Lunar Tombfields, che a poco più di un anno di distanza dal debutto The Eternal Harvest pubblicano il suo diretto seguito, An Arrow To The Sun. Il percorso di Äzh (batteria e chitarre) e M (chitarra, basso e voce) prosegue senza particolari stravolgimenti — che nessuno si aspettava in un lasso di tempo così breve tra un disco e l’altro — ma con dei precisi accorgimenti stilistici, che rendono il nuovo album più maturo e a fuoco.
I riferimenti dei Lunar Tombfields sono sempre i Wolves In The Throne Room della prima ora e in generale il black metal americano del nordovest, con quell’incedere epico, quell’alternanza tra atmosfera e aggressività, quella roba là insomma che nei boschi dell’Oregon e dello stato di Washington si trova appesa agli alberi. Rispetto al recente passato però i musicisti francesi hanno deciso di accorciare la durata dei brani, quasi di condensarli, e renderli per certi versi più primitivi e aggressivi. Stiamo sempre parlando di brani da sette, otto minuti di durata, non proprio delle hit radiofoniche, ma considerato che The Eternal Harvest aveva quattro tracce da più o meno dodici minuti l’una, il lavoro di sintesi è piuttosto evidente. Questa concentrazione dà la possibilità ai Nostri di dire più cose, dare più varietà e rendere An Arrow To The Sun più avvincente del suo predecessore, che già era un buon lavoro.
L’album è interessante anche dal punto di vista concettuale, poiché il comunicato stampa riporta che «“The Eternal Harvest” (2022) dipingeva una razza umana impotente davanti al corso degli eventi e alla volontà degli dei. “An Arrow To The Sun” (2023) è la risposta di una specie con nulla da perdere, che vuol combattere. (…) I suoni sono più luminosi che in passato, mettendo in luce un picco di speranza e coraggio là dove un rigido fatalismo dominava l’album precedente». A corredo di tutto ciò, nel libretto, ad ogni brano è collegata una citazione dell’Iliade, mentre accanto a ogni testo trova spazio la riproduzione di un bassorilievo cinquecentesco raffigurante una divinità. In copertina invece l’illustrazione è di Sözo Tozö, pittrice francese recentemente vista sui lavori di Heaving Earth e A Pale December.
Pur senza reinventarsi da un disco all’altro, i Lunar Tombfields hanno rifinito il proprio lavoro, migliorando delle già solide basi di partenza e confezionando un album che farà felici tutti gli amanti del black metal atmosferico più asciutto e senza fronzoli.

