Extrema Ratio #185: 04/03/26 | Aristocrazia Webzine

Extrema Ratio #185: 04/03/26

Torna Extrema Ratio, la rubrica di Aristocrazia Webzine incentrata sulle nuove uscite underground del panorama black e death metal. Queste le band protagoniste di oggi: Cryptic Shift, Exhumed, Misotheist, Coscradh, Possession, Prison Of Mirrors, Necropolissebeht, Aabode.


1. Cryptic Shift – “Stratocumulus Evergaol” (da Overspace & Supertime, progressive death-thrash metal)

Etichetta: Metal Blade Records
Data di pubblicazione: 27 febbraio 2026

Forse uno dei dischi più chiacchierati degli ultimi tempi in ambito estremo è Overspace & Supertime, seconda fatica su lunga distanza degli inglesi Cryptic Shift. Saranno stati all’altezza dell’hype i ragazzi di Leeds?

La risposta è: probabilmente sì. Overspace & Supertime riprende ed espande l’universo di Visitations From Enceladus, primo album della band, che pure fu accolto benissimo nella scena e suscitò grande impatto al momento dell’uscita. In questo nuovo disco, i Cryptic Shift si raffinano ancora di più, aumentando gli elementi prog e jazz-fusion, prendendo sempre a piene mani da band come Voivod, Cynic, Morbid Angel, Atheist. Ma la band inglese cerca di andare oltre: lo dimostrano l’imponente durata da un’ora e venti (!) e soprattutto le due suite, una da venti e una addirittura da trenta minuti. A differenza di altri dischi simili per intenzione che non mi avevano entusiasmato (vedi Blood Incantation), Overspace & Supertime scorre molto bene e mi sembra molto più organico. Resta qualche dubbio sulle scelte relative alla durata (coraggiosa sì, ma forse esagerata), tuttavia nel complesso l’attesa si è rivelata del tutto giustificata.


2. Exhumed – “Unsafe At Any Speed” (da Red Asphalt, death metal-grindcore)

Etichetta: Relapse Records
Data di pubblicazione: 20 febbraio

Oltre al nuovo che avanza, ci sono in giro anche leggende che non vogliono saperne di abdicare. Come per esempio gli Exhumed, alfieri di quello che ai tempi ribattezzarono gore metal, che hanno da poco pubblicato il loro decimo album Red Asphalt.

Come si può intuire dal titolo, il nuovo disco degli Exhumed è una specie di concept sugli incidenti stradali. Nel mezzo, una scarica impressionante di death-grind a tinte gore che rievoca scenari che potrebbero tranquillamente essere tratti dal fu rotten.com (roba da millennial…): tra velocità forsennate, rigurgiti vocali e sparuti rallentamenti, Red Asphalt è un album assolutamente coerente con la discografia della band e mantiene anche l’asticella della qualità piuttosto alta. Divertente e sanguinolento, il nuovo capitolo targato Exhumed non aggiunge nulla di nuovo al genere, ma resta un piacevole tassello all’interno della storia della band californiana, che dopo oltre trentacinque anni di attività si riscopre ancora capace di sfornare buonissimi lavori.


3. Misotheist – “Blinded And Revealed” (da De Pinte, black metal)

Etichetta: Terratur Possessions
Data di pubblicazione: 20 febbraio 2026

Il black metal norvegese è ormai un marchio di fabbrica legato indissolubilmente agli anni Novanta, epoca nella quale band ormai leggendarie hanno forgiato un sound molto specifico. Al giorno d’oggi, a Oslo e dintorni, ci sono però ancora gruppi che custodiscono la Fiamma Nera. Tra questi è giusto citare i Misotheist, che con il recentissimo De Pinte hanno raggiunto il traguardo del quarto album.

Nell’ultima tornata di uscite Terratur Possessions ha tirato fuori due dischi molto interessanti, compreso l’esordio dei Diabolus, Mecum Semperterne! che non ho potuto inserire qui per questione di spazio; e perché ci sarà a breve una recensione approfondita su Aristocrazia. I Misotheist, intendiamoci, non inventano nulla ma il loro lo sanno fare davvero molto bene: brutalità assortita, riff dissonanti ma mai astrusi e voce possente sono i principali ingredienti della band norvegese, che raccoglie il testimone di un certo black metal ortodosso tanto in voga negli anni ’00 tipo Ondskapt e Deathspell Omega di Si Monumentum… Il songwriting, poi, è davvero ben congegnato, con una sezione ritmica sugli scudi grazie a un basso pulsante che regge benissimo l’impalcatura dell’intero album. Ottimi anche i suoni, leggibili ma non inutilmente laccati. Se dovessi menzionare una band contemporanea che fa black metal come una volta, ma anche con una classe innegabile, sicuramente i Misotheist sarebbero dei validi candidati, e De Pinte lo dimostra benissimo.


4. Coscradh – “Scythe Of Saturn” (da Carving The Causeway To The Otherworld), blackened death metal)

Etichetta: 20 Buck Spin
Data di pubblicazione: 20 febbraio 2026

Tagliato il traguardo dei dieci anni di attività, gli irlandesi Coscradh sono passati sotto l’egida di 20 Buck Spin, dopo la lunga collaborazione con la connazionale Invictus Productions. Il neoarrivato Carving The Causeway To The Underworld è il secondo album pubblicato dalla band di Dublino.

Trascorsi quattro anni dall’ottimo esordio su lunga distanza, Nahanagan Stadial, i Coscradh tornano con un disco dalle coordinate piuttosto simili. Anche in questa circostanza si esprimono sotto forma di un blackened death metal crudo e aggressivo, che arriva a sfiorare lidi war metal e che può ricordare da vicino nomi come Angelcorpse e Diocletian. Rispetto al primo album, tuttavia, sembrano esserci leggermente maggiore coesione e un senso narrativo più spiccato, con momenti di tensione che elevano il valore del disco. In Carving The Causeway To The Underworld è presente inoltre una certa enfasi sulle soluzioni più death metal, merito di una produzione che riesce a valorizzare la scrittura dei riff e l’atmosfera complessiva; ed è forse questo l’aspetto più interessante e di spicco in termini di qualità rispetto al mare magnum dei progetti che viaggiano su lidi black-death, quasi war metal. Ottimo per gli appassionati di queste sonorità, me compreso.


5. Possession – “The Black Chapel” (da The Mother Of Darkness, black-death metal)

Etichetta: Iron Bonehead Productions
Data di pubblicazione: 25 febbraio 2026

Restando sempre in Europa, il Belgio negli ultimi anni è stato foriero di band e dischi molto interessanti, anche grazie a diverse etichette underground di ottimo gusto come Medieval Prophecy Records o De Pankraker, per citarne un paio. Tra i gruppi che godono di uno status in ascesa ci sono i Possession, che puntano a confermarsi ancora di più con il nuovo album The Mother Of Darkness.

Il disco guarda certamente al passato, con il suo black metal tinteggiato appena di soluzioni death e con evidenti influenze prese a piene mani dagli anni Novanta. Il nuovo Possession è un album molto tirato, con relativamente poche pause, e nessuno spazio lasciato all’innovazione: tanti riff semplici ma memorabili, con strutture che restano in testa. Non è semplice scrivere dischi così aggressivi ma al tempo stesso capaci di scavarti nel cervello e piantarsi lì, ed è proprio questo il merito maggiore di The Mother Of Darkness, in cui peraltro spicca una prestazione vocale di livello importante, forse la ciliegina sulla torta di un’opera davvero avvincente. Questo l’insegnamento principale dei Possession: talvolta non serve inventarsi chissà cosa ed è sufficiente — come se fosse facile… — saper scrivere roba che vada dritta al punto, senza nessuna pietà. A mio parere probabilmente uno degli highlight di quest’anno in campo black metal.


6. Prison Of Mirrors – “Chants Beneath The Shunned Shrines” (da De Sepulchris Occultis Et Igne Profanationis, black metal)

Etichetta: ATMF
Data di pubblicazione: 24 febbraio 2026

Anche nel primo episodio di marzo non può mancare il consueto fair share di made in Italy. Questa volta parlo del nuovo album dei Prison Of Mirrors, progetto black metal originario della provincia di Salerno che nelle scorse settimane ha pubblicato un disco piuttosto ambizioso intitolato De Sepulchris Occultis Et Igne Profanationis.

Lungo la loro discografia, i Prison Of Mirrors hanno cambiato forma pur restando sempre incastonati tra sonorità black metal. Dopo un’evoluzione che li ha visti partire da territori black-doom vicini al DSBM, oggi suonano un black metal complesso e dissonante, con echi di Akhlys, Deathspell Omega e Svartidauði. In questo nuovo album, la band propone due sole tracce, per mezz’ora complessiva di musica alquanto stratificata, con diverse sfumature di nero in una continua altalena di saliscendi atmosferici. Il risultato è sicuramente interessante, per quanto è chiaro che sia poco focalizzato sulla centralità del riff e più su un concetto generale di atmosfera. De Sepulchris Occultis Et Igne Profanationis non è un album particolarmente diretto né facilissimo da digerire, ma è un’interpretazione piuttosto personale nel giro del black metal dissonante.


7. Necropolissebeht – “Thorntrail To Goregotha” (da Taurunovem – Th’Astraktyan Serfdome, black-death metal)

Etichetta: Amor Fati Productions
Data di pubblicazione: 20 febbraio 2026

Le donne presenti nell’ambito metal estremo non sono troppe, anche se la situazione è un po’ cambiata negli ultimi anni, ma nel war metal in particolare ve ne sono ancora meno. Una eccezione è rappresentata da Necropolissebeht, entità guidata dalla tedesca Hekla, che collabora anche con la Amor Fati Productions in qualità di grafica. Taurunovem – Th’Astraktyan Serfdome è il primo album di questo progetto, che vede anche la partecipazione di Ryan Förster (Death Worship, Blasphemy) agli assoli di chitarra e AX alla batteria.

Caotico e con una forte presenza di basso, Taurunovem è un disco che guarda al war metal da un’angolazione diversa, optando per un approccio distruttivo e annichilente ma con una forte cappa atmosferica ad aleggiare. Per intenderci, se band come Revenge e Conqueror colpiscono l’ascoltatore in modo diretto come una mazza chiodata nei denti, Necropolissebeht invece è un’esplosione chimica di gas velenoso: stordente e soffocante, non lontano da certe soluzioni più atmosferiche di Teitanblood o Impetuous Ritual. Si tratta del classico album difficile da commentare scegliendo qualche traccia in particolare, ma che va goduto — o sofferto, se vuoi — dall’inizio alla fine. Insomma, una vera e propria esperienza uditiva che personalmente già da ora so che ripeterò più e più volte da qui a fine anno.


8. Aabode – “Code Catalogue” (da Hyper-Death, experimental death metal)

Etichetta: Godz Ov War Productions
Data di pubblicazione: 20 febbraio 2026

Chiudo l’episodio #185 con gli Aabode, un duo francese dedito a un metal estremo sperimentale e di chiara derivazione industrial. Hyper-Death è il loro secondo album, nel quale peraltro c’è anche un pizzico di Italia visto che il nostro Gabriele Gramaglia si è occupato di mixing e mastering.

Personalmente mi piace molto l’industrial black metal (a tal proposito, oltre alla nostra breve storia del genere, consiglio anche il recente articolo dell’amico Gabriele de La Voce Del Caprone) e ritengo che la Francia in particolare abbia dato vita a molte band interessanti dello stile. Gli Aabode sono un gruppo molto particolare in cui convergono death metal, hardcore digitale ed elettronica estrema; il riferimento più immediato che mi è venuto in mente sono i connazionali Blacklodge (in particolare quelli di SolarKult<), che però erano decisamente più industrial black. Una caratteristica che distingue la coppia di Nancy è l’utilizzo di voci femminili davvero stranianti e particolari, che donano un tocco inquietante e molto personale all’intero album. Ma in Hyper-Death c’è anche tanto altro: follie industrial, beat techno, voci sensuali ma anche disperate, blast beat devastanti. Fortunatamente, questo tanto non è mai troppo, anzi tutto è equilibrato molto bene anche se sul fuoco c’è parecchia carne e gli Aabode sanno come non renderla indigeribile. Oggi che i miscugli di industrial e metal estremo non sono così in voga come qualche anno fa, questo disco è un’ottima motivazione per recuperare familiarità con certi suoni.