Il lato cerebrale dei metallari: il ritorno in Italia di Sylvaine
Squadra che vince non si cambia: l’eterno mantra di certi allenatori sportivi deve essersi radicato anche in alcune realtà artistiche nordeuropee. Se così non fosse non potrei spiegare la scelta di Sylvaine di farsi accompagnare, per la sua seconda tournée in terra italiana (stavolta in veste solista), dalla stessa band che aveva aperto per le sue date di gennaio: i veneti Die Sünde, aggiungendo per l’occasione un carico di esoterismo con i Bosco Sacro.
La mia data prescelta è quella di sabato 7 settembre a Bologna, sia per motivi geografici sia per la possibilità di coniugare un piacevole giro nel capoluogo. Organizzata da Mostro Production, Burning Tower e Ursus Production, la serata si svolge all’Alchemica Club, un locale relativamente piccolo ma ben gestito, perfettamente adatto a una serata intimista come quella che si profila. L’estate riserva uno sgradito colpo di coda con una giornata piuttosto afosa, che rende la venue più simile a una serra, ma le birre gelate e i nomi in scaletta aiutano a sopportare la calura.

La serata è introdotta dai Sound Weavers, duo ambient sperimentale dedito a suggestioni sciamaniche accompagnate da usi e abusi di loop ed effetti. La mezz’ora di esibizione si compone di un’unica suite completamente improvvisata, caratterizzata da suoni avvolgenti e ben calibrati, mai fastidiosi come certe derive drone del genere. Mentre la sala va via via riempiendosi, chi si è gustato lo show dall’inizio è perfettamente carburato per il prosieguo.
Viene dunque il momento dei Die Sünde, realtà ormai collaudata e rodata. I cinque aggrediscono il pubblico con la loro fusione di attitudine crust, pesantezza doom e astrazione post-black. La scaletta pesca ampiamente dall’ultima fatica discografica Strega sfruttandone anche il video proiettato sullo sfondo. I partecipanti oggi non sono qui per pogare o far festa, ma la proposta dei padovani si dimostra adattissima anche a un’esperienza più contemplativa. Menzione d’onore per il fonico che gestisce alla perfezione l’acustica per l’unico gruppo seriamente pesante in un evento di suoni molto diversi dal solito metal.
Un anno fa avevo apprezzato Gem dei Bosco Sacro ed ero perciò curioso di vedere come si sarebbero comportati vista la collocazione tra un gruppo più muscolare di loro e l’atteso headliner. Riassumendo all’estremo: benissimo. Una volta superato un piccolo problema tecnico (dimostrando che quando l’effettistica del microfono dà forfait… si stacca tutto e si va avanti senza effetti. Ogni riferimento a casi giunti alla ribalta di recente è puramente casuale), i quattro attingono da una quantità di influenze sparse tra trip hop, ambient, shoegaze ed elettronica sperimentale, senza scordare un minimo di follia debitore della Kate Bush di fine ’80. La scena è logicamente dominata dalla cantante Giulia, a suo agio anche come performer oltre che dietro il microfono. La band alterna con disinvoltura intensità e momenti rilassati, trascinando il pubblico in un viaggio onirico interrotto solo al termine della scaletta.
Si giunge infine all’atteso headliner: Kathrine Shepard, in arte Sylvaine, stavolta in veste solista, nel senso più letterale del termine: il concerto prevede la cantautrice sola sul palco con una chitarra e poche basi di accompagnamento. L’occasione per il tour è la presentazione del nuovo EP Eg Er Framand, che segna un passaggio puramente folk nordico come già fatto da Myrkur di recente. Il pubblico ascolta in religioso silenzio, cogliendo ogni sfumatura di uno show soffuso e intimista, con scrosci di applausi tra una canzone e l’altra. La scaletta spazia su buona parte della discografia di Sylvaine, arrangiando in versione quasi lounge alcuni brani normalmente metal, e lascia passare una manciata di canzoni rilassate prima di scuotere il pubblico: Kathrine scatena il suo screaming acuto e rauco anche in versione acustica, dimostrando tra l’altro di avere una voce estremamente potente — dalle prime file le urla colpiscono anche senza bisogno di microfonazione. Il caldo soffocante non mette in apparente difficoltà la norvegese, che introduce ogni canzone e ringrazia più volte il pubblico con la leggiadria che ci si aspetterebbe da Loreena McKennitt. a serata si conclude perfettamente con “Everything Must Come To An End”, a suggello di un concerto riuscitissimo e la conferma che i metallari, anche quando si presentano agghindati come per un concerto degli Emperor, sono più che disposti a concedersi un momento di introspezione e di generi musicali diversi.
Il trittico di date di Sylvaine in Italia è stato organizzato da Mostro Production, in combutta con Burning Tower e Ursus Production. Seguili per sapere quali altre malefatte organizzeranno in giro per lo Stivale!

