GNAW THEIR TONGUES – Per Flagellum Sanguemque, Tenebras Veneramus

 
Gruppo: Gnaw Their Tongues
Titolo: Per Flagellum Sanguemque, Tenebras Veneramus
Anno: 2011
Provenienza: Olanda
Etichetta: Crucial Blast Records
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TRACKLIST

  1. Hic Est Enim Calix Sanguinis Mei
  2. Human Skin For The Messengers Robe
  3. Urine Soaked Neophytes
  4. Tod, Wo Ist Dein Licht
  5. Fallen Deities Bathing In Gall
  6. Bonedust On Dead Genitals
  7. The Storming Of Heaven As A Father To All Broken Bodies
  8. Per Flagellum Sanguemque, Tenebras Veneramus
DURATA: 57:58
 

L'immaginario musicale di Maurice De Jong (già ospite di queste pagine a nome De Magia Veterum) in questi cinque anni si è affermato e riconfermato, fino a diventare una costante. Malignità, disturbo, bestialità, inquietudine, oscurità; tutti elementi che con la musica di Gnaw Their Tongues trovano un caldo rifugio in cui acquattarsi, in attesa di essere vomitati fuori dal primo stereo disponibile. Dopo l'ottimo "L'Arrivée De La Terne Mort Triomphante", ormai abituati al quantitativo spropositato di materiale che il buon De Jong rilascia sul mercato (che — è bene ch'io lo premetta — non ho ascoltato nella sua totalità), ecco che ci ritroviamo alle prese con "Per Flagellum Sanguemque, Tenebras Veneramus", «con la frusta e con il sangue veneriamo le tenebre». Un ottimo auspicio. Cosa ci aspetta quindi nei meandri di queste otto tracce, se non la solita capacità dell'Olandese di guidarci attraverso l'ennesimo, inaspettato cunicolo buio della nostra esistenza?

La semplicità con cui Gnaw Their Tongues traghetta il malcapitato — eppure, ormai, consapevole — ascoltatore su acque torbide e paludose verso anfratti che sarebbe meglio non venissero mai esplorati è disarmante. Gli sperimentalismi noise e industrial fanno ormai la parte del leone rispetto alle disturbate e disturbanti registrazioni dietro al microfono, in secondo piano, offuscate dal marasma di feedback e sferzanti rumori metallici, occasionalmente stemperati da tastiere dal piglio avantgarde ("Hic Est Enim Calix Sanguinis Mei", «questo è il calice del mio sangue»), sempre più sincopate e claustrofobiche, o inserti orchestrali che — per facilitare i paragoni — farebbero sembrare le miniere di Moria di Howard Shore dei jingle pubblicitari. La furia e l'irrazionalità demoniaca sono poi le fondamenta stesse di "Urine Soaked Neophytes", quasi sette minuti di caos infernale nel senso più mistico e misterico del termine, con urla tali da far impallidire il peggior Nattramn e inserti industriali che si potrebbero imputare al mash-up tra un O'Malley in crisi epilettica e un Justin Broadrick durante il trip sbagliato.

Ad aggiungere benzina sul fuoco, i momenti più dark ambient e meno lancinanti non sono assolutamente in grado di lasciare spiraglio alcuno: dall'incipit di "Tod, Wo Ist Dein Licht", che l'incedere di una batteria ossessiva tramuta presto nell'ennesimo delirio, alla traccia conclusiva, che porta al termine del disco tutto, l'impressione è quella che le aperture siano niente più di un gioco di specchi che finisce per riportare al punto di partenza, funzionali solo e soltanto all'estrinsecazione del malessere, non anche alla sua esorcizzazione. Per non parlare delle brevi incursioni di voci femminili, agonizzanti da un lato, stregonesche dall'altro, di modo che sia impossibile comprenderne il ruolo, stabilire se siano soltanto altre vittime, oppure il carnefice.

Il libretto, avaro di parole, fa mostra del capro, del malvagio, tra un gruppo di donne, le quali dallo stesso si lasciano inseminare, ma di nuovo, è impossibile comprendere se per scelta o costrizione. Lapidario, De Jong, o qualunque entità sia a parlare per suo tramite, ci lascia un unico messaggio:

«Bevete, bevete da questo calice,
Poichè questo è il calice del mio sangue,
Poichè questo è un avvelenamento dei templi,
Dove i corpi sono rotti e le anime divorate,
Dove l'uomo di Dio stupra,
Novizi disciolti nell'urina».

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