I migliori album metal italiani del 2025
Come ogni anno, arrivati agli inizi di dicembre, anche noi ci ritroviamo a fare i conti e tirare le somme di quanto visto, ascoltato e comprato. Cos’è uscito, cosa non è uscito, cosa ci è piaciuto. Su tutto, cosa siamo riusciti ad ascoltare e cosa ci siamo persi per strada. La selezione, anche nel 2025, è stata lunga e ci ha messi davanti a scelte dure. Venire a capo dei titoli che racchiudessero lo spirito dell’intera redazione — e tutte le varietà di gusti e preferenze di redattrici e redattori — è stato meno semplice del solito, a causa della grande frammentazione del panorama e delle migliaia di dischi pubblicati ogni anno. Se siamo qui, però, è perché anche stavolta ci siamo riusciti, nonostante il 2025 sia stato, a onor del vero, un anno un po’ strano.
Come da consuetudine aristocratica partiamo da casa. Ecco quindi i nostri dieci album italiani preferiti usciti negli ultimi dodici mesi, potendo contare su un bacino di quasi 350 full-length censiti da Metal Archives. Non c’è voto, non c’è classifica, solo l’ombra di ore passate a decidere quali nomi preferire ad altri. Pretese di esaustività: assenti. Dubbi: qualcuno. Rimorsi: zero. Buona lettura e buon ascolto!
Amalekim – Shir Hashirim
Avantgarde Music, 2 maggio
Due anni dopo l’apprezzato Avodah Zarah, già fra i nostri dischi italiani preferiti del 2023, e seguendo il detto squadra che vince non si cambia, gli Amalekim rinnovano la collaborazione con Avantgarde e si riconfermano tra i migliori della classe con il loro black metal a forti tinte melodiche, derivante da un certo filone dell’estremo polacco.
Shir Hashirim è un album consapevole e ben strutturato che si pone al vertice di un percorso cominciato ormai cinque anni fa con HVHI. Dai più oscuri fumi alchemici prendono vita trentotto minuti nei quali atmosfere pompose si alternano a fameliche scorribande a sei corde e a velocissimi blast beat. Ad accompagnare la musica restano poi le argomentazioni a sfondo misterico-filosofico di cui sono pervasi i testi, che pescano dalla tradizione veterotestamentaria e da quelle ermetiche europee di epoca medievale, rendendo il concept molto interessante e affatto scontato.
Araphel – The Endchanter
Nuclear War Now! Production, 31 ottobre
È un male primordiale, quello di cui si fanno portavoci gli Araphel, all’esordio sulla lunga distanza con The Endchanter. Nel settembre 2024 i Nostri debuttavano con “Old Comet Transition” e “A Meaningful Quest – The Smile Of Sisyphus” (insieme a una cover degli Zemial) in un mini che già faceva ben sperare. Nel loro primo album, uscito a ridosso della festa dei morti, quei due inediti ritornano assieme a un’altra manciata di titoli originali, firmati con sangue e zolfo.
Per quanto l’impronta di certi passaggi (come l’intro di “Elysian Fields Ablaze”) sia distintamente heavy e certe cadenze riportino a un più generico metal estremo primordiale, The Endchanter è in tutto e per tutto un album black: l’evoluzione della summenzionata “Elysian Fields Ablaze” lo dimostra benissimo, così come “Scentless Epoch”. Primitiva, intensa, muscolare: la prova di debutto sulla lunga distanza degli Araphel ha tutte le carte in regola per appassionare il fan della prima ora del black come il neofita del genere. Un album bathorianamente caprino, non c’è che dire.
Diespnea – Radici
Autoprodotto, 15 settembre
Quando abbiamo parlato di Radici su Extrema Ratio #174 il nuovo album dei Diespnea era uscito solamente in formato digitale, in attesa di essere adocchiato da qualche etichetta in grado di produrlo fisicamente. Ebbene Aural Music lo pubblicherà su CD e LP a febbraio 2026. Un’opportunità certamente meritata dal misterioso duo italiano, che spinge ulteriormente sull’acceleratore del black metal sperimentale, peraltro già presente nel debutto Pneuma.
Come possono lasciar pensare i cactus e il cielo azzurro in copertina, quantomeno inusuali per un album di matrice black metal, si ha a che fare con un disco diverso dal solito. E in effetti Radici è un lavoro caldo, caldissimo, praticamente desertico, lontano anni luce da paesaggi desolati e atmosfere infernali largamente trattati dal genere negli scorsi decenni. I Diespnea optano, in effetti, per un rovesciamento di prospettiva, capovolgendo la comune concezione di black metal in qualcosa di altrettanto estremo. La voglia di stupire, però, non risulta fine a se stessa, ma trova espressione in ritmiche ora melodiche, ora sbilenche, massimizzate da sezioni facilmente memorizzabili. Radici è quindi uno dei dischi dal sottotesto black metal più singolari usciti dall’Italia negli ultimi dieci anni: e questa non è un’opinione, ma un dato di fatto.
Feruch – Feruch
Dolomia Nera, 2 marzo
Il 2025 è stato senza dubbio un anno prolifico per la scena black metal, piccola ma agguerrita, cresciuta all’ombra delle cime dolomitiche, di cui Feruch è una delle emanazioni più recenti. La creatura di Fulgur Summa, che abbiamo anche intervistato a giugno, ha debuttato con un album eponimo pubblicato questa primavera su vinile da Dolomia Nera e recentemente ristampato su CD da Masked Dead Records e Sulphur Music.
L’orizzonte in cui si muove Feruch è quello delle Dolomiti bellunesi — il moniker stesso deriva dall’omonimo massiccio montuoso dell’Agordino — con il suo bagaglio di miti, leggende e storia da cui il progetto attinge a piene mani per i propri testi. Alla tradizione guarda anche il comparto musicale. Il lavoro di chitarra è l’elemento dominante, con il suo susseguirsi di riff asciutti ed evocativi, in cui riecheggiano tanto le algide atmosfere scandinave quanto i rimandi al black metal italiano, evidenti anche nell’utilizzo della lingua di Dante nel cantato.
Feruch è un debutto più che convincente, un’opera senza troppi fronzoli che arriva diretta al punto, un solido punto di partenza per un progetto che, a nostro avviso, avrà ancora molto da dire in futuro. Consigliato soprattutto ai cultori della vecchia scuola.
Messa – The Spin
Metal Blade Records, 11 aprile
Non c’è molto che si possa dire dei Messa che non sia già stato detto. Nel 2025, il gruppo formato da Sara Bianchin, Alberto Piccolo, Marco Zanin e Rocco Toaldo pubblica il quarto album in studio, per la prima volta sotto l’egida di una vera e propria corazzata del metallo mondo, l’americana Metal Blade. Già questo passaggio dalla finlandese Svart racconta molto del percorso di continua ascesa dei veneti, che nel giro di dieci anni hanno inanellato consensi pressoché unanimi ovunque, sia in studio che sul palco, e infatti The Spin non fa che confermare tutto quanto di positivo si dice dei Messa da… praticamente sempre.
Il quartetto continua a migliorare e arricchire il proprio suono album dopo album, senza mai tradire le proprie origini né peccare di presunzione: l’amalgama tra doom metal, hard rock, goth rock, momenti vagamente prog e tutte le mille sfumature che si insinuano tra questi generi è semplicemente perfetto. Chitarra, basso, batteria e voce hanno sempre i giusti spazi, creano sempre la giusta atmosfera, hanno sempre il suono giusto. A costo di essere ridondanti, l’aggettivo che meglio calza a The Spin è proprio questo, giusto. La maturazione dei Messa continua, ma al crescere delle ambizioni e della personalità del gruppo non coincide una maggior complessità della proposta, anzi, la musica dei Messa è accessibile, è diretta, è — potenzialmente — per tutti. È proprio giusta.
Nel Buio – Nel Buio
Avantgarde Music, 5 dicembre
Nel Buio, la creatura fondata da Clod the Ripper e assestata come trio con Vellacifer alla batteria e Neil Grotti alla chitarra, giunge finalmente al full-length dopo un ottimo EP preparatorio — curiosamente, entrambi portano come titolo il nome del gruppo — e conferma le buone impressioni fornite sin dall’inizio di questa avventura. Nel Buio è un album ragionato, maturo e con obbiettivi estremamente chiari: il black metal ibridato con la darkwave e con un certo tipo di EBM e industrial si fa più pesante e variegato, con digressioni a volte verso il death e a volte verso le suggestioni horror dei Goblin.
Diviso in due come da tradizione del vinile, il disco si compone di una prima parte brutale e alienante a cui segue una metà più introspettiva, dove i Nel Buio dimostrano di saper dipingere scene sonore tragiche ma anche evocative. Uscito in tempo per entrare al fotofinish nella nostra classifica, Nel Buio ci consegna una band in pieno controllo della propria espressività a cominciare dalla presenza scenica sul palco, capace di andare anche sopra le righe e di essere a suo modo divisiva. Insomma una solida presenza nella scena per gli anni a venire.
Selvans – Saturnalia
Avantgarde Music, 31 gennaio
Saturnalia chiude il sipario per Selvans, progetto che per un decennio ha portato avanti l’arduo compito di unire il black metal alle tradizioni folkloristiche italiane. In occasione del terzo e ultimo album il carrozzone guidato da Luca Del Re si fa parecchio affollato per presentare il disco più pomposo e teatrale della carriera. La spettacolarizzazione infatti è assolutamente in primo piano, con strumenti e voci che richiamano l’opera lirica in maniera marcata. L’elemento orchestrale però non è la sola novità: mentre il male ci incalza con veloci strumentali black metal, tastiere e assoli ci riportano direttamente ad atmosfere molto care al prog rock nostrano, regalandoci quindi un album ben stratificato nelle sue differenti parti.
Selvans si accomiata così con la sua opera più sperimentale, lasciando più di un fan con una punta di rammarico, dopo essere stato per undici anni autore di grande innovazione sul suolo italiano in ambito black metal.
SVNTH – Pink Noise Youth
These Hands Melt, 18 aprile
Il percorso dei SVNTH (da leggere seventh, più intuitivo di quanto si pensi se si conosce un minimo la storia della band) si è arricchito quest’anno di Pink Noise Youth, naturale prosecuzione dell’ottimo Spring In Blue uscito ormai cinque anni fa e che è coinciso con il cambio di nome. Il gruppo romano — del cui nucleo originario sono rimasti Rodolfo Ciuffo e Valerio Primo, mentre gli altri tre quinti della formazione sono arrivati giusto in tempo per questo disco — è riuscito a costruirsi un’identità stilistica niente male, spostandosi via via su lidi più post-black che black vero e proprio, con un piglio moderno e decisamente shoegaze.
Le componenti non propriamente metal sono ancora più preponderanti rispetto a qualche anno fa: Pink Noise Youth è un crogiolo di influenze e soluzioni variegate, che spaziano dalle sfuriate più tradizionaliste a sezioni più atmosferiche che si rifanno per forza di cose ai numi tutelari del blackgaze; e poi ancora cenni post-hardcore, un pezzo praticamente western (“Exhale”) e una bellissima ballata a sigillare il tutto, impreziosita dal sitar di Ciuffo che non manca di inserirlo un po’ ovunque nel disco, perfettamente amalgamato con il resto. I SVNTH hanno raggiunto un livello di maturità invidiabile, e Pink Noise Youth è un vero gioiello del metal nostrano e non solo.
Tenebrae In Perpetuum – Vacuum Coeli
Avantgarde Music, 20 giugno
I Tenebrae In Perpetuum hanno scritto pagine piuttosto importanti nella storia del black metal italiano, cementate grazie a un incredibile periodo di ispirazione artistica intorno alla metà degli anni Zero: dischi come Onori Funebri Rituali e Antico Misticismo sono due pilastri della scena nostrana per chi ama il genere. Il tempo tuttavia scorre inesorabile: la band trentina, ripartita con una formazione rinnovata nel 2018 dopo otto anni di silenzio (eterno e maligno, come il loro terzo album), si è ritrovata catapultata in una scena profondamente diversa e cambiata rispetto alla sua gioventù. In quest’ottica, sei anni dopo Anorexia Obscura arriva Vacuum Coeli.
Con questo nuovo lavoro, i Tenebrae In Perpetuum hanno ritrovato una certa continuità con il passato, andando a recuperare atmosfere che ricordano a tratti quelle di Antico Misticismo. Il tutto viene però filtrato sotto una lente un po’ più moderna, con una produzione certamente più adatta ai canoni contemporanei — che non significa affatto plasticosa o sterile — e alcuni twist interessanti, con cori e synth che rendono più epica la proposta. La batteria del talentuoso Chimsicrin e i teatrali scream del mastermind Atratus poi fanno il resto, rendendo Vacuum Coeli un album radicato nell’old school e nell’autentica essenza dei Tenebrae In Perpetuum, ma al tempo stesso dotato di un’aura diversa rispetto ai lavori storici della band.
Voland – The Grieving Fields
Dusktone, 25 aprile
Presenti e apprezzati su queste pagine fin dagli esordi nell’ormai lontano 2008, non potevano mancare in questa lista i bergamaschi Voland, autori nel 2025 del quarto episodio della loro discografia, nonché primo vero e proprio album. The Grieving Fields prosegue il viaggio di Haiwas e Rimmon nella storia russa, con la prima metà del disco dedicata alla tragica vicenda degli italiani in Unione Sovietica durante la Seconda Guerra Mondiale e la seconda a temi più poetici e contemplativi.
Il sound non si discosta dalle coordinate tipiche del duo, tra un black metal sinfonico in cui le orchestrazioni dominano la scena e melodie folk slave. Il cantato, in italiano ma anche in russo e occasionalmente in inglese, rappresenta un ulteriore punto distintivo favorendo un’immersione più completa: malinconia e tragica violenza si alternano nel guidare il mood di The Grieving Fields in un perfetto amalgama, toccando una profondità finora mai raggiunta nei pur notevoli EP precedenti. I Voland salutano il 2025 con un meritato status di band ispirata e originale, capace di interessarsi anche di attualità, come testimoniato dalla data di uscita del disco e da un singolo dedicato alla tragedia palestinese, un nome cardine per la nostra redazione ma anche per la nicchia dell’underground estremo tricolore in generale.

